Protezionismo? Certo. L’America prima di tutto? Assolutamente. Anche la fine del ‘destino manifesto’? Pare.

La meraviglia?

Donald Trump nel discorso tenuto in occasione del giuramento e dell’insediamento ha ripreso nei contenuti i temi forti della sua campagna elettorale.
Non ha ceduto di un millimetro.
Non ha fatto sconti.
Ha ringraziato Obama per attaccare subito dopo il suo operato che cancellerà.
Ha dichiarato solennemente che d’ora in poi i politicanti non avranno più voce in capitolo e che a governare il Paese sarà il popolo.
Ha ripreso i discorsi relativi allo sfruttamento, che non sarà più possibile fare, da parte della finanza dei lavoratori.
Ha ribadito che si dovrà produrre in America e consumare americano.
Che rimetterà da subito in moto l’economia e ridarà lavoro a quanti l’hanno perduto.
Ha detto chiaro e tondo al resto del mondo che i suoi Stati Uniti guarderanno ai propri interessi e basta.
Che non sarà possibile continuare ad approfittare del sostegno economico e non solo USA.
Ha promesso che il radicalismo islamico verrà sradicato.
Non ha speso una sola parola a proposito della necessità di esportare la democrazia nel mondo.
È questa una novità assoluta.
È dai tempi di John O’Sullivan che la teorizzò nel 1845 che più o meno tutti i presidenti entrando in carica hanno dichiarato, a volte solo tra le righe, il loro credo nellla teoria del ‘destino manifesto’, secondo la quale è compito e dovere degli Stati Uniti appunto portare la democrazia nel mondo.
È il primo presidente che parla chiaro e concisamente, con una visibilissima cravatta rossa e con la giacca sbottonata.
Un cielo uggioso e una pioggerellina.
Molti sostenitori d’attorno.
Vecchie glorie partitiche.
Nessuno o quasi tra i divi che protestavano contro di lui altrove.
Solo molta gente comune.
Se Dio vuole!
Mauro della Porta Raffo