USA: modificare il sistema elettorale e passare al voto popolare è praticamente impossibile

Duemilioni ottocento mila e briscola voti popolari in più e perdere!

Si è gridato allo scandalo.
I mille e mille sostenitori di Hillary Clinton, ovviamente, in prima fila a stracciarsi le vesti.
A denunciare il vetusto e sorpassatissimo (come è stato e viene definito) sistema di elezione di secondo grado che attribuisce ai Grandi Elettori riuniti nel Collegio, a ciò dalla Costituzione delegato, la ‘vera’ nomina del presidente americano.
Ebbene, a prescindere dalle ragioni storiche e dimenticando il fatto, fondamentale, che gli Stati Uniti sono uno Stato federale, la nostra mentalità europea ci porterebbe a concordare sulla opportunità, addirittura sulla necessità, di un cambiamento.
Fatto è, però, che a questo riguardo (non così invece per il sistema di selezione dei candidati attraverso caucus, primarie e convention) le norme sono costituzionali e per cambiarle occorre ricorrere a un Emendamento appunto costituzionale.
Ora, la procedura da seguire consiste sostanzialmente – per quanto esistano alternative comunque più complicate e mai finora portate a compimento – nella approvazione da parte del congresso di una disposizione in merito, approvazione che in entrambe le camere deve raccogliere il consenso dei due terzi dei componenti.
Superato questo primo scoglio, l’Emendamento deve poi essere ratificato dai tre quarti degli Stati dell’Unione.
Cosa praticamente impossibile perché, nel caso specifico, richiederebbe una vocazione al suicidio per un notevole numero di Stati che abdicando alla nomina dei loro Grandi Elettori perderebbero totalmente peso nella più importante procedura istituzionale federale.
Non succederà mai!

Mauro della Porta Raffo