E se Trump si ritirasse?

Solo, come si dice, una ‘ipotesi di scuola’?

Vediamo.

La campagna elettorale vive un momento molto difficile.

I sondaggi lo danno in caduta libera (non tutti, peraltro).

Dopo Cleveland, ha inanellato una serie di comportamenti e dichiarazioni dalla maggioranza degli osservatori percepiti come sbagliati (ma gli elettori la pensano così?).

Le fratture interne al GOP per sua iniziativa si sono improvvisamente riaccese (in specie dopo la dichiarazione di guerra nei confronti dello speaker Paul Ryan).

Gli appoggi alla ‘nemica’ Hillary perfino da parte di repubblicani doc aumentano e preoccupano.

Pare si trovi in forte disaccordo (nascosto, per ora) con il suo vice designato Mike Pence.

Tutto ciò considerato, non è che per evitare la in questo momento probabile sconfitta novembrina Donald Trump trovi una qualsiasi ragione, una scusa per ritirarsi?

Ora, nella oramai lunga storia delle elezioni per la Casa Bianca non è mai accaduto che un candidato che abbia ottenuto la nomination da uno dei due partiti maggiori si sia ritirato o – è possibile, no? – sia morto o inabile.

Ovviamente, i regolamenti interni prevedono anche questi casi e – visto che diamo spago alle ipotesi più estreme – già si parla o della riconvocazione della convention GOP o, caso maggiormente realizzabile, di una nuova scelta operata dai membri del Republican National Committee.

Fantapolitica?

Sicuramente.

Ma questo 2016 è un anno davvero particolare e la campagna in corso assolutamente eccezionale fosse anche solo perché propone una donna contro un maverick.

Due candidati invisi a ben oltre il cinquanta per cento degli americani ma le cui vicende vengono seguite con una partecipazione e un interesse che le campagne elettorali precedenti neppure si sognavano.

Evviva!

Mauro della Porta Raffo